TESTIMONIANZA DI VITTORIO BLANDINO, COMANDANTE 113° BRIGATA GARIBALDI

 

"Mi è gradito e mi commuove ricordare agli amici dell’Associazione Russkij Mir di Torino il grande contributo dato dai sovietici alla lotta di Liberazione nel nostro Paese per sconfiggere quel mostro immondo che fu il nazi-fascismo.

Quelli che divennero i nostri indimenticabili compagni di lotta, i sovietici appunto, erano uomini fatti prigionieri in Russia dai Tedeschi, in gran parte erano georgiani, qualcuno anche di altre regioni. I tedeschi li adibivano a mansioni varie presso le stazioni ferroviarie della Valle di Susa. I più arditi e combattivi di loro fecero di tutto per cercare il contatto con le nostre formazioni; contattandoli fra mille rischi facilmente comprensibili, riuscimmo con tutte le dovute cautele a capire che la volontà di combattere tedeschi e fascisti era in loro molto sincera e forte. Io stesso, in prima persona, dopo dettagliati preparativi, riuscii a prelevarne alcune decine fra le varie stazioni ferroviarie e a condurli in montagna inserendoli nella nostra brigata, nonché nella 42° Brigata Garibaldi operante più in su nella vallata.

Erano decisi, coraggiosi, si inserirono magnificamente nelle nostre strutture militari. Raccontavano di quello che avevano passato di terribile in Unione Sovietica nella Grande Guerra Patriottica: le immani distruzioni, l’annientamento delle popolazioni da parte dei tedeschi, ligi all’ordine di Hitler di non fare prigionieri fra i sovietici, ma semplicemente di annientarli tutti, civili e militari. Basta ricordare che, degli oltre 50 milioni di caduti della Seconda Guerra Mondiale, quasi la metà (le cifre aggiornate parlano di circa 25 milioni) furono cittadini sovietici. I volti e, anche se non tutti ormai, i nomi di quelli che erano stati degli eroici combattenti che lottarono con noi per la liberazione del nostro Paese sono impressi nel mio cuore.

Ebbero modo di far veder il loro valore e il loro coraggio in battaglia, tanto che qualche volta, personalmente, fui anche costretto a richiamarli a una maggiore prudenza.

Di certo tutti noi li ammiravamo per il loro ardore, il non tirarsi mai indietro, nemmeno nelle situazioni più pericolose, l’offrirsi senza riserve come volontari quando accadeva di dover compiere azioni pericolosissime e non ci si poteva permettere di utilizzare uomini indecisi o comprensibilmente timorosi. L’amicizia e la fraternità divennero spontanee tra i nostri partigiani ed i sovietici.

Combatterono al limite delle loro forze, erano abilissimi cacciatori; la fame era tanta per tutti e quando riuscivano a catturare qualche pregiato animale di montagna, la prima cosa che facevano era quella di dividere, anche a costo di rimanere a stomaco vuoto, con i nostri partigiani italiani. Morirono anche con i nostri partigiani.

Tutti i sovietici della brigata parteciparono al gruppo formato da una cinquantina di uomini che portarono a segno la più grossa operazione di approvvigionamento di armi per tutte le formazioni della valle: quella compiuta all’aeronautica di Torino-Collegno nell’agosto del ’44. Mettemmo fuori uso tutti gli aeroplani da guerra ivi presenti e portammo in montagna oltre 240 mitragliatrici pesanti e centinaia di migliaia di colpi di munizioni. Radio Londra elogiò più volte il formidabile colpo all’Aeritalia e citò anche la partecipazione dei partigiani sovietici."

 

Testimonianza resa nel 2005, estratta dal documentario

"Ruka ob Ruku - Partigiani sovietici nella Resistenza piemontese"

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