VOLGOGRAD, LA CITTÀ GEMELLA DIMENTICATA DI TORINO

di Natalia Samulevic


"Purtroppo, negli ultimi anni non c’è più quel legame che c’era prima. Adesso non si fanno più scambi di delegazioni tra queste due Città gemellate, ma si vorrebbe credere che nessuna disgrazia e nessun guaio potranno rompere la nostra amicizia, ci uniscono così tante cose!" 
– questo si dice con rammarico nella brochure pubblicata a Volgograd (l’ex Stalingrado) negli anni ‘80 e dedicata al gemellaggio con Torino. La profezia, purtroppo, era destinata ad avverarsi. Secondo fonti archivistiche (l’Archivio storico di Torino, l’Archivio dell’Amministrazione di Volgograd) e testimonianze dirette (tra cui quella di Diego Novelli, già sindaco di Torino negli anni 1975-1985), i rapporti tra le due città cominciarono negli anni ‘60, si intensificarono nei successivi due decenni ai quali risale la firma del Patto di gemellaggio (1974) e si annullarono negli anni ’90 dello scorso secolo. Adesso, a livello ufficiale, non si mantengono più contatti tra le due città, non si fanno scambi di delegazioni, non si ideano progetti comuni, non si sviluppano rapporti di amicizia. Secondo le parole di Viktor Grabarov, Direttore dell'Ufficio relazioni internazionali del Comune di Volgograd, pare che neanche le lettere ufficiali di auguri inviate dal Comune di Volgograd negli ultimi anni al Comune di Torino in occasione delle festività abbiano avuto risposta. Al momento attuale sul sito Internet del Comune di Torino alla pagina dell'Ufficio Relazioni Internazionali non è menzionato il gemellaggio, e anzi si sostiene addirittura che non esista!

Non sembra possibile, però, spiegare questa situazione con una semplice indifferenza del Comune di Torino per la pratica di gemellaggi che, secondo l’opinione di alcuni, non è più di moda. Da un lato, lo contraddice palesemente il fatto che proprio negli ultimi dieci anni sono stati stipulati patti di gemellaggio sia con città europee che extraeuropee: Glasgow (Gran Bretagna, 2001), Campo Grande (Brasile, 2002), Salt Lake City (USA, 2006), Quetzaltenango (Guatemala, 1997), Nagoya (Giappone, 2005), Detroit (USA, 1998). Da un altro lato, non ci si dimentica dei gemellaggi storici: nel 2008 è stato celebrato il Cinquantenario del Gemellaggio plurimo fra sei paesi fondatori della Comunità Economica Europea con un ricco calendario di iniziative in ciascuna delle sei città , tra cui Torino.

Può darsi che i nuovi valori della politica cittadina di Torino non corrispondano più alle vecchie tradizioni storiche su cui si basava, appunto, il gemellaggio con Volgograd/Stalingrado: mantenere i rapporti di amicizia per rafforzare la pace nel mondo. Comunque sia, neanche questa versione risulta convincente, dato il gemellaggio di Torino con la città palestinese Gaza (1993) e quella israeliana Haifa (1993) per la "promozione della pace", o il relativo accordo con Quetzaltenango (Guatemala) "finalizzato al consolidamento della pace ed al rafforzamento delle istituzioni locali e della democrazia".

A questo punto, dovremmo porci una domanda abbastanza logica: "Come è possibile che il gemellaggio storico con la città russa, simbolo della vittoria sul fascismo ed apogeo della lotta per la pace, sia stato "cancellato" dalla memoria di Torino ed i rapporti così intensi ancora 30 anni fa (nel 1977 la settimana di Torino a Volgograd e nel 1979 le giornate di Volgograd a Torino con manifestazioni stupende secondo i ricordi dei partecipanti) siano stati completamente dimenticati dalla comunità torinese ufficiale mentre rimangono vivi nei ricordi dei partecipanti e protagonisti?"

L’unica risposta, per quanto banale e prosaica possa sembrare, è che il mondo intero è cambiato, di conseguenza anche il contesto di questo gemellaggio. Come abbiamo scoperto basandoci sulle testimonianze delle persone legate ai rapporti Torino-Volgograd e sulla logica documentale, a partire dalla seconda metà degli anni ‘80, proprio con l’inizio della perestrojka, non ci furono più contatti intensi tra le due città, poi, negli anni ‘90, dopo il dissolvimento dello stato sovietico, quasi non si praticarono più scambi di delegazioni, fino ad arrivare ai nostri giorni ed al silenzio completo. È per questo, può darsi, che attualmente questo gemellaggio non si ritiene più un’iniziativa prestigiosa, in quanto si vuole dare più rilievo al suo passato sovietico, espresso palesemente nel suo ex nome Stalingrado, che ad un passato comune più significativo per tutta l’Europa, quello della lotta per la pace.

Queste idee sono abbastanza diffuse in Europa ed anche nella società italiana. Basti citare l’opinione espressa dal giornalista Pierluigi Battista sulle pagine di "TorinoSette" (n.766 del 2004) a proposito di un’iniziativa dedicata alla battaglia di Stalingrado e promossa dall’associazione Russkij Mir. Il giornalista sostenne che il "mito" di Stalingrado non può più impedire lo sguardo sulla realtà effettuale: "…non si può più ignorare сhe per una parte importante dell’Europa … Stalingrado non ha cancellato il nome di Stalin e сhe l’esito di quella battaglia ha rappresentato soltanto il tragico passaggio da un dispotismo a un altro…". Evidentemente la personificazione della città con il nome di Stalin può avvenire a volte anche nella mente di persone colte ed istruite. Comunque sia, l’Associazione Russkij Mir nel numero successivo del giornale replicò così al giornalista: "Dati storici alla mano, l’esito di quella battaglia ha rappresentato per tutta l’Europa, e per il mondo, la sconfitta del nazismo e delle sue scellerate teorie sulla supremazia della razza ariana".

Bisogna sottolineare, però, che le persone colte, esperte della vita, delle relazioni con altra gente, altri popoli ed altre culture dovrebbero essere consapevoli di una regola universale: non si può condannare i figli per gli errori dei padri, i popoli per gli errori dei governatori, i paesi per gli errori dei governi. Ma soprattutto non si dovrebbe confondere l’essenza e l’apparenza. Il nome di Stalingrado andrebbe considerato come un dato di fatto, una componente del passato, eliminato dalla memoria ufficiale della città dopo la sua sostituzione con il nome Volgograd. Neanche nell’immaginario russo il nome di Stalin può suscitare bei ricordi, ma, giustamente, si fa sempre distinzione tra il nome di Stalin e la tragedia della città di Stalingrado massacrata dai nazisti, tra il regime staliniano e la saldezza dei cittadini di Stalingrado nel resistere al nemico fino all’ultima goccia di sangue per difendere la propria patria, la propria famiglia e la propria casa contribuendo in questo modo alla resistenza mondiale al nazifascismo. Esattamente come fecero i cittadini di Torino сhe nel periodo della Resistenza italiana diedero il loro meglio nella speranza di fare tornare la pace e la libertà.

Era questo il senso fondamentale del gemellaggio Torino – Volgograd: saper riconoscere e ricordare gli atti eroici dei nostri nonni e padri che durante la guerra più sanguinosa nella storia dell’umanità fecero enormi sacrifici per difendere la propria città, e contribuire ad eliminare il nazismo nel mondo intero. Se non ci fossero riusciti, il mondo di oggi sarebbe ben diverso. La vittoria di Stalingrado è una Vittoria con le lacrime agli occhi, ma è proprio quella che permise anche ai cittadini torinesi di sentire vivamente che la loro lotta e la loro Resistenza non erano inutili. I soldati sovietici ed i cittadini di Stalingrado non facevano la guerra per ideali astratti e per un paese astratto, combatterono fino all’ultimo per la loro città, per la libertà della loro famiglia e per la pace sulle loro strade. Perciò è inammissibile vedere nella storia di quella battaglia le tracce di Stalin e del suo regime: quella era la vittoria del popolo e giustamente come risulta dalla "Carta delle città gemellate" del 1957 "Il gemellaggio deve essere considerato come uno strumento di cultura fra i popoli senza caratterizzazione politica".

NATALIA SAMULEVIČ


NATALIA SAMULEVIČ, studentessa di San Pietroburgo, ha concluso nel dicembre 2008 presso l'Università degli Studi di Torino il suo Master in "Promozione e organizzazione turistico-culturale del territorio" con il punteggio di 110/110 con lode discutendo una tesi dal titolo "DALLA RISCOPERTA DEL GEMELLAGGIO ALLA RISCOPERTA DEL TERRITORIO. TORINO-VOLGOGRAD 1974-2008" scritta in collaborazione con alcuni soci dell’Associazione Russkij Mir di Torino presso la quale ha svolto uno stage di tirocinio.

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